
Quando si interviene dopo un’esondazione, i dispositivi di protezione individuale entrano in contatto con una miscela altamente contaminante. Il lavaggio dei DPI in caso di alluvioni richiede competenze specifiche e procedure strutturate: l’acqua stagnante è un veicolo di agenti patogeni e sostanze chimiche pericolose.
Una gestione superficiale dei DPI dopo un’alluvione espone responsabili della sicurezza, operatori della protezione civile e vigili del fuoco a rischi sanitari seri, oltre a compromettere la funzionalità dei dispositivi.
Durante un evento alluvionale l’acqua trascina liquami fognari, rifiuti organici, carcasse animali e materiali in decomposizione. Questo comporta un elevato rischio biologico: batteri e virus possono causare infezioni come tetano e leptospirosi, oltre a patologie legate alla contaminazione fecale.
Un esempio recente arriva dalle alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna tra maggio e giugno 2023 e tra settembre e ottobre 2024, quando l’esondazione simultanea di numerosi fiumi e canali ha sommerso aree urbane, agricole e industriali.
Le acque hanno attraversato campi coltivati, stalle, impianti produttivi e reti fognarie, mescolando terra, liquami zootecnici e rifiuti urbani. In queste condizioni l’acqua alluvionale è diventata un vettore di microrganismi patogeni e contaminanti chimici. Gli operatori di soccorso impegnati nelle operazioni di pulizia e ripristino sono stati esposti al contatto con batteri, virus e sostanze nocive, con il rischio di contrarre infezioni e altre patologie legate alla contaminazione biologica e chimica.
Tra i contaminanti più frequenti si trovano:
Si tratta di un rischio biologico e chimico combinato capace di impregnare tessuti, membrane tecniche e superfici plastiche. Per questo motivo il lavaggio domestico è assolutamente da escludere: senza detergenti adeguati, cicli controllati e sistemi di scarico idonei, la contaminazione non viene rimossa in modo efficace e può diffondersi facilmente.
Il fango secco sui DPI rappresenta uno dei problemi più sottovalutati. Le incrostazioni, se non eliminate prima del ciclo di lavaggio, ostacolano l’azione detergente e possono danneggiare le attrezzature professionali, in particolare la pompa di scarico.
La procedura corretta prevede:
Solo dopo questa fase è possibile procedere con un lavaggio strutturato. Inserire capi ancora coperti di detriti in lavatrice significa ottenere un risultato superficiale e favorire la formazione di muffe e cattivi odori.
Ogni dispositivo richiede accorgimenti specifici, in base a materiali, certificazioni e destinazione d’uso.
Le tute e le giacche da intervento devono essere trattate in lavatrici professionali, seguendo le indicazioni del produttore. In genere:
Prodotti aggressivi o cicli impropri possono alterare membrane e proprietà protettive.
Dopo la rimozione del fango, è consigliabile:
Un’asciugatura forzata può deformare i materiali e compromettere l’aderenza delle suole.
Le superfici rigide come caschi e elmetti vanno prima pulite manualmente per togliere eventuali parti solide; successivamente possono essere trattate nelle lavatrici professionali con gli appositi sacchetti e programma di lavaggio dedicato.
Le componenti filtranti contaminate devono essere sostituite. Le parti riutilizzabili vanno smontate e sanificate secondo le istruzioni del produttore, con controllo finale delle guarnizioni e delle valvole.
L’umidità residua favorisce la proliferazione di muffe e la comparsa di odori persistenti. L’asciugatura deve avvenire in ambienti ventilati e controllati, evitando esposizioni prolungate al sole o a fonti di calore intenso.
Prima della rimessa in servizio ogni DPI va sottoposto a verifica visiva e funzionale. Cuciture, chiusure, membrane e componenti strutturali devono risultare integri.
La gestione corretta del lavaggio dopo un’alluvione tutela la salute degli operatori e garantisce che ogni dispositivo continui a offrire il livello di protezione previsto dalle normative. In situazioni emergenziali, la cura dei DPI è parte integrante della sicurezza operativa.
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